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Narcisisti perversi - Manipolatori - Vampiri psico-affettivi

La sindrome di Atlante e il comportamento assertivo

L'universo femminile ha l'attitudine innata ad accollarsi problemi ed incombenze altrui.
Viene quasi spontaneo mettere i propri bisogni al secondo,terzo o ultimo posto aspettando un grazie o una riconoscenza.
E’ altruismo? No. E’ la sindrome di Atlante.
Proprio come nel mito di Atlante, condannato da Giove a sorreggere per l’eternità sulle sue spalle la volta del cielo, noi donne ascoltiamo la voce dei ‘devo’ dentro di noi.

Le persone che diventano consapevoli del meccanismo perverso in cui il partner manipolatore le ha trascinate con l’inganno quotidiano, le persone che diventano consapevoli che le problematiche nate nella relazione non sono a causa loro bensì è stato il partner manipolatore a farle subdolamente nascere, al fine di indebolire il carattere del partner manipolato ( per meglio controllarlo), le persone che si rendono conto dei danni ingiustamente e soprattutto inutilmente subiti, una volta resesi conto della realtà delle cose, spesso reagiscono con rabbia e orgoglio.
La rabbia e l’orgoglio sono reazioni umane e sane.. se utilizzate al fine di un cambiamento.
Orgoglio e rabbia forniscono quell’energia che porta al confronto con l’antagonista.
La rabbia è energia forte. Se controllata, fa fare cose grandi.
E’ grazie alla rabbia che tante volte (finalmente) apportiamo un cambiamento nelle nostre vite.

Come mettere fine alla nostra sindrome di Atlante, al nostro sentirci in dovere di portare sulle spalle ogni genere di problema, lamentandoci, poi per non aver tempo da dedicare a noi stessi?
Come smettere di sottomettersi agli altri e coltivare liberamente un po' della nostra eccentricità?

Assertività: ecco come gli psicologi definiscono la capacità di far valere se stessi e difendere le proprie esigenze. Si può iniziare col non mettere gli altri nelle condizioni per avanzare richieste inesaudibili, si può proseguire poi concentrandoci - per una volta- su noi stessi, con la premessa e promessa di non sentirsi in colpa e di non lasciar parlare il proprio Super-Io giudicante.
L’assertività si colloca in una posizione centrale tra i poli dell’aggressività e della passività, costituendo una modalità di relazione con l’altro orientata all’ascolto, alla mediazione, ma anche alla libera espressione delle proprie opinioni.
Si basa sulla conoscenza e sull’accettazione di sé stessi, dei propri pregi e difetti, e nella capacità di mostrarsi agli altri senza timori.
Una persona assertiva è dotata di buona autostima, è consapevole delle proprie risorse e dei propri limiti, ha degli obiettivi chiari e definiti, persegue i propri scopi, senza scavalcare gli altri o imporsi su di essi.
La mancanza di assertività, per contro, si rintraccia nella passività, nel ritiro sociale, nel disagio e nell’ansia sottostanti al doversi esprimere.
Riuscire ad adottare un comportamento assertivo significa migliorare la propria vita sociale e relazionale, nonché incrementare la qualità di vita personale, acquisendo fiducia in sé stessi, rispetto e dignità.

DIRITTI ASSERTIVI:

1. ho diritto di chiedere ciò che desidero
2. ho il diritto di dire di "no" a richieste e domande che non posso e e non ho intenzione di esaudire
3. ho il diritto di esprimere tutte le mie emozioni, positive o negative, in modo propositivo
4. ho il diritto di cambiare idea
5. ho il diritto di sbagliare e non devo essere perfetta (diritto di imparare dai propri errori, apprendimento per tentativi ed errori, metodo non scientifico, talvolta l'unica via possibile)
6. ho il diritto di perseguire i miei valori e ciò in cui credo
7. ho il diritto di non essere responsabile per idee, azioni, sentimenti o comportamenti degli altri
8. ho il diritto di aspettarmi onestà da parte degli altri
9. ho il diritto di adirarmi con le persone che amo
10. ho il diritto di essere me stessa e di essere unica=diversa
11. ho il diritto di dire “non lo so” (sapere di non sapere->onestà intellettuale)
12. ho il diritto di non dovermi scusare e giustificare per il mio comportamento, per le mie scelte o le mie idee, adducendo ragioni o scuse (rispetto di sé)
13. ho il diritto di avere il mio tempo e i miei spazi personali
14. ho il diritto di essere allegra, senza dover fornire spiegazioni
15. ho il diritto di cambiare e di crescere
16. ho il diritto di essere trattata con dignità e rispetto
17. ho il diritto di essere felice
18. ho il diritto di dire “non mi interessa” quando gli altri mi vogliono coinvolgere nelle loro iniziative. Chi è portato ad assecondare gli interessi degli altri dimenticando sè stesso, vede con il tempo sbiadire la sua personalità (libertà di scelta)
19. ho il diritto di giudicare da me il mio comportamento ed assumermi le responsabilità delle conseguenze (autonomia di giudizio)
20. ho il diritto di decidere se occuparmi dei problemi altrui, di evitare di assumermi responsabilità al posto di quelli che si rifiutano di prendersele (giustizia distributiva)
21. ho il diritto di non farmi coinvolgere dalla benevolenza che gli altri mi mostrano quando mi offrono o chiedono qualcosa (autonomia emotiva)
22. ho il diritto di essere illogica nelle mie scelte (spontaneità e fantasia)
23. ho il diritto di dire "non capisco" a chi non dice chiaramente cosa si aspetta da me (autonomia nei punti di vista).



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