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Narcisisti perversi - Manipolatori - Vampiri psico-affettivi

Dal Narcisismo Patologico NON si guarisce!



Angustia della mente, apatia dei sensi e aridità di cuore concorrono sicuramente a farci percepire l’altro come poco sensibile ai richiami di chi cerchi le vie d’accesso al suo cuore.
Più doloroso ancora è l’impatto con le persone dotate di Io ipertrofico, ‘piene di sé’, mai disposte a concedere il perdono, portate a ‘rilanciare’ sempre senza riconoscere i diritti dell’altro, incapaci di credere ai sentimenti altrui.
Narcisismo, disturbo narcisistico di personalità, anaffettività sono i territori da esplorare.
Risponde Umberto Galimberti, la rubrica settimanale dell’inserto D di Repubblica, del 20 luglio 2013 – Narcisisti senza speranza? -, presenta la lettera di uno psicologo e psicoterapeuta che lamenta la sua condizione di narcisista.
Questo lettore dichiara di essersi sottoposto a lunghe psicoterapie, anche per prepararsi al suo lavoro, ma di avere scoperto che il suo narcisismo di fondo era rimasto intatto.
La sua vita affettiva era precaria e tormentata. Si rivolge al filosofo e psicoterapeuta Galimberti per chiedere aiuto, il quale sostiene :” – Perché quelli che si amano troppo non sanno amare – aveva incontrato la sentenza che segue:
«Dai narcisisti bisogna stare lontani perché “costituzionalmente” non sanno amare. E dal narcisismo non guariscono mai».
Tutti nasciamo narcisisti che amano solo se stessi, e gli altri limitatamente alla loro capacità di soddisfare i nostri bisogni.
Questo amore di sé è alla base dell’istinto di conservazione ed è particolarmente evidente nella primissima infanzia, dove il bambino ama la madre unicamente perché questa soddisfa le sue necessità.
Crescendo, il bambino rivolge la sua libido agli oggetti esterni e alle persone altre da lui.
Nel caso del narcisista questo passaggio non avviene o, se avviene, la libido che temporaneamente ha investito gli oggetti esterni viene ritirata e rivolta a sé. [Approfondimenti qui]
Questo processo è definito da Jung: «introversione della libido», che si riscontra anche nelle persone non narcisistiche quando sono in uno stato di malattia o di vecchiaia.
Non mi chieda che cosa farei io se fossi narcisista.
Probabilmente mi rassegnerei come chiunque è costretto a fare se ha una menomazione.
E il narcisismo è una menomazione perché, nello sviluppo psichico, non si è riusciti a investire la libido sugli oggetti esterni, e se ci si è temporaneamente riusciti, la si è subito ritirata per rivolgerla a sé.
Non mi chieda neppure un consiglio, perché non so a quale tipo di narcisismo lei appartiene.
Infatti, secondo Freud, le patologie narcisistiche sono molto diverse a secondo che la libido sia rivolta a) al proprio io, b) a quell’io sperimentato nell’età infantile in ogni suo aspetto gratificato, c) a quell’io che si vorrebbe essere (ideale dell’ io), d) o addirittura alla persona che si ama unicamente perché percepita come parte di sé, o perché possiede le prerogative che mancano al proprio io per raggiungere il suo ideale.
Esiste una terapia? A questo proposito Freud scrive che: «Al progetto terapeutico si frappone naturalmente l’incapacità di amare del narcisista, che si sottrae alla prosecuzione della cura, per affidare alla persona amata l’ulteriore processo di guarigione, con tutti i rischi connessi alla pesante dipendenza del malato da colei che si è prestata a questo estremo salvataggio».

Tratto da: Rubrica settimanale dell’inserto D di Repubblica, del 20 luglio 2013, Umberto Galimberti.
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