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Narcisisti perversi - Manipolatori - Vampiri psico-affettivi

Descrizione della personalità liquida - Maria Grazia Antinori



La personalità liquida, una forma di confusione narcisistica tra interno ed esterno.

La personalità liquida è un modo di descrivere un paziente che si può incontrare nella pratica clinica, ha un’età variabile, caratteristiche diverse ma è riconoscibile per un particolare stile nelle relazioni affettive, si tratta di una persona alla ricerca di un contenitore che possa conferirle quell’unità, quel senso di sé di cui è carente. La donna liquida in particolare, si affanna per qualcosa che lei stessa non è in grado di definire, è in preda all’insoddisfazione che spesso assume la forma della frustrante ricerca del compagno ideale, è alla ricerca di un contenitore, una brocca che possa darle una individualità, una definizione di sé, di cui è drammaticamente carente, soffre di una ferita narcisista più o meno estesa, ha una bassa autostima, è alla ricerca di una costante rassicurazione e conferma esterna.
Demandare all’Altro il compito di definire la propria identità, è evidentemente un’operazione difficile se non impossibile, il primo pericolo è l’insoddisfazione rancorosa. L’Altro per quanto generoso e dotato di buone qualità, in quanto diverso da sé, è frustrante e limitante, viene chiamato ad aderire ad un rapporto simbiotico che pretende una dedizione assoluta. Anche quando queste condizioni sono garantite, l’Altro-contenitore è comunque insufficiente proprio perché ha una forma in sé statica, contrapposta alle qualità plastiche del liquido che per esistere ha però bisogno del contenitore, altrimenti si disperde fino a scomparire. La persona liquida deve continuamente segnare e definire i confini con la brocca verso cui apparentemente si ribella, ma in realtà ne saggia e ne prova le pareti per sentire la propria ed altrui esistenza.
Questo meccanismo psichico è mascherato da razionalizzazioni ma soprattutto è facilitato dal clima sociale e culturale prevalente dove è massima l’attenzione all’individuo che è investito dal diritto-dovere alla felicità, al piacere senza limiti ed ostacoli, nell’illusione di una soddisfazione perenne. Questo tipo d’ideale è inverosimile e senz’altro molto lontano dall’esperienza frustrante e limitata da variabili immutabili quali il trascorrere del tempo, la limitatezza della vita umana, l’appartenenza ad un s*sso, le origini che fondano l’identità ma ne delineano il perimetro di partenza di ognuno di noi (Racamier, 2003).

Paradosso della personalità liquida

Il paradosso, il dilemma insolubile di una persona liquida è di aver bisogno di un contenitore per trovare una identità, ma di non tollerare i confini in quanto appartengono al contenitore-Altro da sé. La persona liquida non sopporta la brocca, ma rinunciarvi significherebbe rischiare l’annientamento, la dispersione, la perdita di qualsiasi unità, l’angoscia del vuoto e del nulla. Ogni dilemma, per sua stessa natura, è insolubile, infatti qualunque alternativa al suo interno risulterebbe inadeguata: la persona liquida perde se stessa se rimane nella brocca, si disperde fino a scomparire se rinuncia al contenitore.
La soluzione alternativa come per ogni dilemma, si basa sull’abbandono del gioco delle alternative impossibili. Affidare all’Altro la definizione della propria persona, ha tutte le caratteristiche di un’operazione magica basata sull’uso primitivo e massiccio dell’identificazione proiettiva in cui il soggetto attribuisce all’Altro alcuni tratti propri fragili e deboli e attraverso il controllo, mantiene i propri aspetti scissi e proiettati sulla persona contenitore, caratteristiche che possono anche essere reintroiettate in un complicato gioco di scatole cinesi, l’una inclusa nell’altra. Come ha evidenziato la Klein (1955), l’eccesso dell’identificazione proiettiva porta alla confusione dell’identità, ad una pluralità di voci ed aspetti dell’Io che possono condurre alla confusione ma a cui la persona non rinuncia per non rischiare di perdere alcun aspetto di sé.
Nel caso della persona liquida, affidare all’Altro la cura della propria identità, è come volere conservare l’onnipotenza ossia il disconoscimento della realtà esterna e l’indefinitezza dell’infanzia per mantenere illusoriamente tutte le possibilità e le scelte e allo stesso tempo, godere dei vantaggi derivante dall’assoggettamento ai limiti il cui costo, nei termini di un ridimensionamento narcisistico, è sostenuto esclusivamente dal portatore esterno. Sembrerebbe la soluzione ideale: conservare l’onnipotenza infantile e allo stesso tempo far pagare all’Altro il peso dei limiti a cui è indispensabile assoggettarsi per fronteggiare lo scorrere del tempo e la complessità della realtà adulta. E’ naturalmente una falsa soluzione, valida solo per un breve periodo di tempo, infatti la persona liquida per mantenere la sua esistenza differenziata dalla brocca, è costretta a ribellarsi alla forma imposta dal contenitore, se non lo facesse si troverebbe confusa con il portatore dei limiti. Questo modello relazionale ha come evidente conseguenza l’infelicità, la persona liquida non può vivere da sola ma neanche in una relazione simbiotica, è chiusa nell’impossibilità della formula “né con te, né senza di te”, è alla ricerca della ripetizione del modello madre-neonato, attende e si aspettata felicità gratuita, benessere e soddisfazione immediati, assoluti, pieni e continui. E’ evidente che ogni incontro affettivo per quanto positivo e ricco, non potrà mai essere all’altezza di una tale vetta ideale rispetto alla quale ogni esperienza risulterà scialba, inadeguata e noiosa, per la persona liquida, più della personalità dell’Altro, è importante il rispecchiamento narcisistico nello sguardo altrui.

La personalità liquida passiva ed attiva.

Nella pratica clinica, ho incontrato molte più donne che uomini che possano rientrare nella personalità liquida alla ricerca del contenitore, probabilmente è per l’elemento della passività socialmente più tollerato per le femmine. Gli uomini eterosessuali che rientrano in questo gruppo, presentano una forte problematica nell’espressione virile, scelgono un atteggiamento di dipendenza emotiva verso una donna con caratteristiche materne ma priva di quella attrazione s*ssuale che invece riconoscono alle donne sconosciute ma vissute come inavvicinabili.
Mi sembra ugualmente interessante osservare la relazione affettiva dal punto di vista dell’Altro con funzioni di contenitore, la figura con il ruolo attivo ha anch’egli il suo tornaconto narcisistico patologico, anche se meno evidente. Colui che svolge il ruolo di contenitore è vitalizzato proprio dalla presenza della persona liquida passiva che gli riconosce e gli affida un ruolo e un senso. Una brocca vuota è paragonabile ad involucro senza scopo la cui funzione è esaltata solo nella relazione con il liquido, il contenitore può riconoscersi meriti e capacità solo nell’assolvere alla sua funzione. Il liquido e la brocca sono complementari, il liquido senza il contenitore perde la sua esistenza ed il contenitore senza il liquido, il suo scopo; l’identità di ognuno è funzionale a quella dell’Altro ma nessuno dei due è riconoscibile e vitale da solo e soprattutto entrambi mancano di una definizione di sé, di confini certi, di quella che Anzieu definisce “pelle psichica” (Anzieu, 1985). Credo che con il termine di persona liquida si possa comprendere sia il ruolo attivo che quello passivo, si tratta di posizioni complementari di uno stesso gioco psicologico dove anche colui che sceglie il ruolo di contenitore, non affronta con pienezza la fatica della definizione di sé. Anche il contenitore ha bisogno per mantenere la sua riconoscibilità di differenziarsi dal liquido saggiandone confini, contrapponendosi alla vitalità e plasticità liquida Le caratteristiche di mobilità del liquido, possono anche essere verbalmente criticate e negate, ma sono qualità di cui la brocca ha bisogno per riconoscersi un valore narcisistico.
Il corto circuito emotivo della persona liquida sia attiva che passiva, è nella confusione tra il linguaggio affettivo della tenerezza e quello s*ssuale della passione (Ferenczi, 1933); le donne cercano nell’uomo l’accudimento materno dei primi periodi della vita, una fusione narcisistica che come scrive Racamier, è l’elemento fondate del senso di sé ma che se si protrae nel tempo, si trasforma in perversione narcisistica che distorce ogni possibilità di incontrare l’Altro, riconoscendolo nella sua diversità ed alterità. Nella perversione narcisistica è la madre ad utilizzare il figlio come feticcio, supporto narcisistico, anche se apparentemente è lei l’elemento forte ed adulto ma in realtà è completamente dipendente dal suo piccolo (Racamier,1993). L’illusione è proprio nella ricerca della fusione incondizionata dei primi mesi di vita, il risultato è una continua ed estenuante delusione che trasforma queste donne nel prototipo delle principesse tristi, ossia in donne che si condannano a rimanere in un labirinto senza uscita. Gli uomini passivi, invece, si barricano sulla scissione dell’affettività dalla sessualità che rende impossibile vivere con una donna un rapporto affettivo che comprenda anche una sessualità piacevole e matura; mentre coloro che scelgono il ruolo di contenitori perdono la parte migliore della loro creatività e vitalità in cambio di una staticità che offra una parvenza di identità e stabilità.
La possibilità di uscire dal gioco psicologico della personalità liquida non è certamente nel fortunato incontro del partner ideale, ma piuttosto nel poter accedere ad un nuovo stile e modalità di rapporto con se stessi e con gli altri e soprattutto il cambiamento è legato a quello che Racamier chiama “lutto originario”, ossia tollerare di avere dei confini che da una parte garantiscono l’unicità, ma dall’altra limitano nelle possibilità apparentemente infinite. Mi piace ricordare un’espressione di Racamier che scrive che il risultato del lutto originario porta a sentirsi semplicemente “un uomo, ma un uomo tra gli uomini”, ossia con le stesse possibilità e riconoscimento degli altri, è una definizione modesta ma allo stesso tempo forte ed intensa, che lega insieme la preziosità di ogni singola esistenza alla continuità con quella degli altri ( Racamier, 2003).

La personalità liquida e le difficoltà amorose descritte da Kernberg

La definizione di persona liquida si può collocare nel gruppo dei pazienti ben descritti da Kernberg (1995) con difficoltà nella vita amorosa, in particolare quelli borderline ed isterici. Il quadro più grave è quello borderline con una forte componente sadica o masochista che fonda le relazioni su fantasie primitive centrate sul potere, questo tipo di pazienti con una storia caratterizzata da gravi eventi traumatici, può essere incapace di provare desiderio o investimento sessuale. Kernberg distingue tra i borderline, un gruppo meno disturbato che può vivere l’eccitazione sessuale ed il desiderio erotico ma che ha serie difficoltà a mantenere una relazione stabile in quanto i meccanismi di scissione, dividono il mondo delle relazioni oggettuali interne ed esterne, in immagini idealizzate e persecutorie.
Le relazioni d’amore di questi pazienti, anche se fragili, possono comprendere il desiderio erotico, l’idealizzazione primitiva dell’oggetto d’amore. Il limite è dato dalla tendenza ad improvvise e radicali reazioni di delusione che trasformano l’oggetto idealizzato in persecutorio. Molti pazienti con struttura narcisistica di personalità possono provare un coinvolgimento erotico e anche vagamente sentimentale, senza però avere la capacità di un profondo investimento emotivo, spesso non vivono l’innamoramento. I borderline pur ricercando attivamente i partner sessuali perdono immediatamente interesse quando questi si rilevano disponibili. L’eccitazione sessuale è diretta verso una persona considerata attraente o apprezzabile dagli altri e che suscita una forte invidia fino a determinare la tendenza inconscia a svalutare e distruggere l’oggetto invidiato che, una volta conquistato, perde ogni potere di eccitazione sessuale. Accanto ai borderline, Kernberg distingue i pazienti isterici con tratti masochistici anche questo gruppo può incontrare importanti difficoltà nel vivere la coppia ma questa volta, per una profonda colpa edipica inconscia rispetto allo stabilire una relazione duratura e matura che rappresenta a livello inconscio, la soddisfazione edipica proibita. I pazienti nevrotici per i loro conflitti edipici sono inibiti ma mantengono la possibilità di una normale relazione d’amore. Infatti, i nevrotici hanno maturato la costanza dell’oggetto e una realistica capacità di valutazione di sé stessi e dell’altro, sono in grado di stabilire importanti e durature relazioni purché non sia coinvolta la sessualità. Rispetto ai gruppi clinici descritti da Kernberg, la personalità liquida potrebbe collocarsi come una categoria intermedia, la cui gravità e grado di infelicità dipenderebbe dalla diagnosi strutturale prevalente -borderline, isterica o narcisistica- ma la riconoscibilità di questo gruppo sarebbe data dallo stile affettivo che si fonda su una visione culturale e un substrato sociale comune nella nostra epoca postmoderna che il sociologo Bauman ha indicato nella “liquidità”.

Personalità liquida e società liquida secondo Bauman

La liquidità secondo Bauman, è una caratteristica che rende difficile agli individui tollerare una propria identità differenziata che comprenda la capacità di sentire e riconoscere le emozioni, di avere limiti ed origini certi. Il famoso sociologo ha specificato come la società attuale evita i legami duraturi ed esclusivi che sono però un necessario antidoto alla dittatura del consumismo che penetra ogni aspetto dell’esistenza, compreso l’amore che acquista caratteristiche di liquidità (Bauman, 2005). Il consumo è pensato per passare velocemente da un desiderio all’altro, questo vale anche per i rapporti tra le persone, più le relazioni diventano facili a rompersi, in un certo senso consumate come gli oggetti, meno si è disponibili ad impegnarsi nella faticosa conoscenza dell’altro, indispensabile per una coppia stabile e sicura. Il paradosso della ”postmodernità liquida”, è che più si evitano impegni stabili e duraturi per timore del vincolo, più si avverte il bisogno di relazioni solide e amici disponibili senza però essere capaci di fare il primo passo di apertura verso l’altro. Questo tipo di atteggiamento rende insicuro ed instabile ogni tipo di relazione sia di amicizia che d’amore e genera uno stato di ansia costante. In questa società liquida di Bauman, mi sembra che si possa collocare la personalità liquida, non solo come una sindrome clinica, ma anche come una forma di adattamento, difesa, aggiustamento alle contraddizioni della postmodernità che ha sostituito la quantità alla qualità, barattato la sicurezza e la stabilità con il consumo di beni e di persone, si potrebbe dire che la personalità liquida è caratterizzata da una dispersione di narcisismo.
La qualità adattiva della personalità liquida al particolare momento sociale, potrebbe giustificare la frequenza e diffusione di questo tipo di pazienti che nel ruolo passivo, cerca la quadratura del cerchio, allontanando da sé l’elaborazione del lutto affidando però all’Altro il compito di tollerare i limiti per garantirsi tramite interposta persona, la completezza e la sicurezza a cui rinuncia per il sogno onnipotente o meglio, l’illusione narcisistica. Nel ruolo attivo di contenitore, la persona liquida cerca invece di garantirsi una pseudo sicurezza al prezzo della costosa rinuncia alla creatività e alla bellezza della vita.

Articolo già pubblicato sulla rivista di psicoanalisi: www.psicoanalisi.it, maggio 2012


Bibliografia
Antinori M.G. Il segreto dalla libido all’incestualità. Argonauti N. 118.
Antinori M.G. La vergogna , un’emozione antica molto moderna. Argonauti N. 131
Anzieu D. L’io pelle. Roma: Borla editrice, 1985.
Bauman Z. Amore liquido, Editori Laterza 2006.
Bauman Z. Vita liquida.Laterza, 2005.
Ferenczi S. (1933) Confusione di lingue tra gli adulti e il bambino. Il linguaggio della tenerezza e il linguaggio della passione. Opere Vol. IV. Raffaello Cortina Editore, 2002.
Kernberg O. F.(1995) Relazioni d’amore.Raffaello Cortina,Milano,1995.
Kernberg O. (2004) Narcisismo, aggressività e auto distruttività. Raffaello Cortina, 2006.
Klain M. (1955) Nuove vie della psicoanalisi. Il Saggiatore,1966.
Klain M. (1957) Invidia e gratitudine. Martinelli, 1969.
Racamier P. C. Gli schizofrenici. Raffaello Cortina Editore, 1983.
Racamier P. C. Il genio delle origini. Raffaello Cortina Editore, 1993.
Racamier P. C. Incesto ed incestuale.Franco Angeli, 2003.
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